Il Libero arbitrio, sondando oltre la dualità tra bene e male.

lib

 

Tautò tèni zon kài                                                 
tethnekós kai egregoròs
kai kathèudon kai nèon kai
gheraiòn tade gàr
metapésonta ekéina ésti
kakèina pàlin táuta.
(Eraclito, Frammenti, 88)

[È la stessa cosa, che è viva e morta, che è desta e dormiente, che è giovane e vecchia. Queste cose infatti,
ricadono nel mutamento in quelle, e quelle viceversa in queste.]

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Mi appare sempre più chiaro che il libero arbitrio sia stato male interpretato.

C’è un fondamentale fraintendimento riguardo questo concetto.

Si è parlato di questa possibilità di scegliere, per dirla in termini semplicistici, tra il bene ed il male.

Questa contrapposizione ha solo creato grosse disarmonie, che sono alla base dei più grandi problemi di oggi.

E se invece, sorpassassimo questa dicotomia, che tanto ha creato contrapposizioni e parlassimo invece semplicemente di esperienza ?

Se dicessimo che ciò che esprimiamo è semplicemente il desiderio di provare, di sentire in questo corpo fisico ciò che vuol dire la gioia della creazione ?

Oh certo, così dicendo si finisce per giustificare tutto o sbaglio ?

Anche le azioni più efferate, probabilmente, probabilmente si.

E’ qui che risulta il passaggio più difficile da accettare, perchè ammettere che ad esempio qualcuno possa farsi o fare danno ad altri è diciamo “una scomoda verità”. Di fatto nessuno proibisce questo, se non il senso comune della moralità, che poi si trasforma in diritto.

Ma oltre di questo insieme di regole, risiede un infinito campo di libertà, che non ammette limitazione, neppure nel principio del rispetto altrui. Come dire, anche i santi sono stati assassini, S. Agostino, ad esempio.

La conquista della realizzazione di se stessi è un raggiungimento esclusivamente individuale. Solo l’individuo, come entità a sè stante, può giungere attraverso l’esperienza il traguardo della Liberazione, che appunto è il trascendimento del principio del libero arbitrio, come possibilità di espressione del sè in questa dimensione terrena.

Molti di noi stanno comprendendo che l’universo è naturalmente predisposto per la maturazione della santità in ognuno di noi, e che l’esperienza in sè non va scelta con una statuizione mentale, ma solo col lasciare andare la parte più semplice di noi, che è naturalmente disposta al bene.

Semplicemente lasciando andare ci troviamo in un flusso che ci porta alla realizzazione. Ciò significa non proibirsi niente e far si che in ogni contesto noi agiamo in espressione del momento, senza interferenze come giudizi e preconcetti.

In una tale condizione di apertura, l’esperienza si fà da sè attraverso di noi, e cessa la dicotomia tra esperiente ed esperito. Siamo in espressione di una unica forza, canali ed elementi di un gioco che si compie da solo. E’ un lasciarsi andare, è un permettere, un affidarsi a dio che ci riempie e ci fa comprendere che ogni opposizione procura sofferenza.

Si può ancora parlare allora di un libero arbitrio ?

E in che misura ?

Nella misura in cui forse ci opponiamo al gioco di cui siamo più o meno consapevolmente partecipi.

Ognuno coi proprio tempi, coi propri talenti e colle proprie aspirazioni che pure appartengono a dio, come estrinsecazioni di un gioco di cui facciamo parte.

Chi parla di realizzazione nell’uno come dissolvimento nella sorgente del tutto, parla di ciò che non ha sperimentato ( o forse non ricorda da altri cicli !), ma solo ha letto riguardo ai maestri di ogni tempo e luogo. Ma in fondo, parla di un traguardo agognato, o parla solo della sua paura di affidarsi totalmente al gioco di dio ?

Non esistono scorciatoie, bisogna esperire tutto, ogni emozione, ogni idea, ogni visione, ogni sensazione, percezione, insomma ogni tipo di gioco possibile, ad a ogni livello. Anche della maestria disincarnata, forse. Non proviene forse ogni cosa dal creatore ? Come può egli non consentire di riaccogliere nel suo seno una parte di sè che vuole tornare a casa ?

E forse…consente anche di tornare a giocare, semmai con regole diverse, in mondi al di là da noi, futuri, secondo il nostro senso del tempo, o contemporanei, dei quali non abbiamo percezione, neppure sottile. La creazione non ha limiti.

E un altro giro di giostra non si nega a nessuno, soprattutto a un figlio che si è già fatto padre e spirito.

 

Luca Ursillo

https://consulenzespirituali.com/

 

 

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