Messaggio del 6 marzo 2013 : IL VERO AMORE E L’IDEA DELL’AMORE

ImmagineIL VERO AMORE è un perenne innamoramento. E’ una condizione di totale confidenza con noi stessi e con quello che ci circonda. Sebbene possa essere innescato da qualcosa o qualcuno fuori di noi, esso si nutre solo di se stesso in processo che si autoalimenta continuamente. E’ come essere freschi in una eterna primavera che dentro il cuore e in tutte le membra soffia un possente alito di vita. Una condizione di grazia nella quale ciò che si percepisce non subisce nessuna distorsione, e noi possiamo senza alcun senso di colpa allontanarci dalle situazioni con cui semplicemente non risuoniamo. Una corrente fresca che ci vitalizza il corpo, la schiena, le braccia, le gambe e il sesso, una forza che basta a se stessa ed è naturalmente in condizione di apertura verso l’esterno. Quando essa assume intensità maggiori sconfina nell’estasi, dove i canali di percezione verso l’esterno vengono chiusi, ed essa si bea nella sua condizione di auto-percezione rivolgendo la sua attenzione alla contemplazione della sua forza e beatitudine.
Si fa un gran parlare di amore, e le frasi che lo contengono sono innumerevoli. L’amore nella sua accezione comune è invece un conglomerato di attaccamenti che nulla a che fare con la condizione di innamoramento che invece è il vero amore come lo descrivo per esperienza. L’amore oggi è per lo più un nome che indica l’esecuzione di un programma mentale di una personalità che non lo ha mai sperimentato, e che confonde i dettami sociali e familiari del nostrano “volemose bene” col vero amore, cioè la condizione di perenne innamoramento di se stessi. 
La gran parte di queste benigne emozioni sono il frutto di una programmazione mentale. In pratica l’amore come esperienza di estasi viene sostituito con l’IDEA DELL’AMORE. Di qui tutta una serie di atteggiamenti e comportamenti sociali da cui dovrebbe desumersi la presenza dell’amore. Certo l’amore può anche esprimersi come compassione, ma è nella forma dell’apertura del cuore che esso trova la sua espressione più vera.
La sostituzione dell’idea dell’amore con l’emozione amorosa rende le relazioni soggette a un disastroso fraintendimento. Esse divengono allora occasione di una continua pattuizione di regole, che sono poste a sovraintendere il funzionamento della relazione stessa. L’amore è libertà ed esso ama manifestarsi come libera espressione dell’animo umano nella molteplicità delle potenzialità umane. Lo stesso concetto di coppia, la sua necessità vitale nella costituzione della società viene meno in una società evoluta dove le persone sono realmente innamorate di se stesse.
Invece di lasciare libero l’altro di esprimersi secondo l’estro della sua manifestazione amorosa, vengono stabiliti dei pattern di comportamenti sociali e familiari nella paura che sia rivelata l’impietosa verità: L’AMORE E’ CARENTE !!
In una società evoluta non si darebbe perso ai comportamenti delle persone sia evolute che meno evolute perchè sarebbero rispettati come espressione di un percorso evolutivo dell’individuo che lo porterà all’innamoramento di se stesso. DI qui una serie di ostacoli alla libertà dell’individuo che è costretto a muoversi nell’ambito di regole che se non rispettate rivelano l’esistenza dell’inganno. 
La mente, che obbedisce alla forma più bassa di amore, cioè la paura, ama invece le regole, perchè in esse trova la possibilità di prevedere gli effetti delle sue azioni: una persona innamorata continuamente di se stessa invece, non si prefigge nessun risultato nelle sue azioni, ma gode dell’agire lasciando che il vento porti con sè i gesti che ha appena compiuto. Una persona innamorata non rimane attaccata al passato, ma ha tutta una sacralità nel muoversi e nell’esistere che è propria della saggezza dell’amore. E’ sempre pronto a morire, perchè vive nell’attimo, dove la morte non esiste. E’ così da esperienza a esperienza vive la sua vita come una opera d’arte naturale e accessibile a tutti.
In una visione evolutiva della società. le regole di convivenza non vengono stabilite per paura di, ma per la gioia di. Si ha un cambiamento di paradigma radicale, che determina la supremazia della creatività e della esperienza rispetto alla ripetizione e all’automatismo. Un essere umano evoluto, continuamente innamorato di se stesso, pone in essere dei comportamenti sempre nuovi per la gioia di sperimentare nuove esperienze semplicemente per il gusto di farlo. Non c’è voglia di accumulare conoscenza, perché essa diviene intuitivamente disponibile grazie alla apertura di mente e di cuore sperimentata continuamente. E’ una eterna giovinezza, che non viene meno neanche in tarda età e non sfiorisce nemmeno al cospetto della morte. Che anzi è presa per quello che è: un ennesima esperienza da vivere con eccitazione del nuovo e con voglia di sperimentare l’ignoto.
 
 
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